Fiori esotici, brividi polifonici e pance piene: il sabato rovente dei Ghost Notes agli Hanbury
Prendete un sabato di luglio, il termometro decisamente alle stelle, un gruppo di coristi con una voglia matta di cantare, una manciata di spartiti per i tradizionalisti e un bel po’ di tablet per i più tecnologici. Aggiungete una carovana direzione Ventimiglia e shakerate il tutto con cura. Per chi pensa che un concerto duri un paio d’ore, quello di sabato 11 luglio ai Giardini Hanbury dimostra esattamente il contrario. Per i Ghost Notes è stata una lunga giornata di musica, amicizia, caldo torrido, fatica, risate e… una fame decisamente in tono! Ma andiamo con ordine. Tutto ha inizio intorno alle 14:00: il tempo di stipare borse, la preziosissima attrezzatura – fonte di un “pizzico” di ansia per il nostro illuminato Maestro – qualche risata, gli ultimi accordi e la spedizione genovese parte alla conquista di Ventimiglia. Arrivati a Capo Mortola, la prima sfida della giornata non è stata affrontare un accordo di settima “MiMeMoMu” (chi ha orecchi per intendere… intenda!), ma sopravvivere alla visita guidata dei Giardini Hanbury. Certo, piante esotiche e scorci di mare da togliere il fiato… peccato che il caldo torrido ci avesse già confiscato i polmoni ben prima di iniziare il giro! Passeggiando tra i sentieri, tra una spiegazione botanica e l’altra della nostra guida speciale Cristina che, per pura coincidenza, è anche corista – ci apprestavamo a godere di un piccolo momento di gloria, l’assalto all’agognato bar in fondo alla discesa: qualche bevanda fresca, un po’ d’ombra e la convinzione che il peggio fosse ormai alle spalle. Illusione durata pochissimo. La risalita ha infatti regalato uno spettacolo memorabile: coristi paonazzi, sorrisi tirati e respiri affannosi, tutti rigorosamente in perfetta… disarmonia. Superata anche questa prova di resistenza, è arrivato il momento di indossare la celebre maglietta “rinfrescante”, disegnata appositamente per noi da uno stilista che ha preferito restare rigorosamente anonimo (..buon per lui) e di affrontare il sound check. Qualche piccolo inconveniente tecnico ha provato a metterci i bastoni fra le ruote, ma è stato risolto rapidamente grazie al lavoro dei più esperti. Con il mare a fare da sfondo e i profumi dell’estate nell’aria, le voci dei Ghost Notes iniziano a intrecciarsi. Quel repertorio sul quale lavoriamo da mesi prende finalmente vita e il pubblico, numeroso e partecipe, ci accompagna con attenzione e applausi per tutta la serata, regalando un’atmosfera davvero speciale. Tra le tappe più amate di questo viaggio musicale, l’intenso momento poetico di Francesco ha lasciato il segno: una recitazione magnetica, da vero Alberto Lupo, accompagnate al pianoforte dalle note calde e suggestive del nostro Maestro. Un intermezzo delicato che ha saputo aggiungere un’emozione diversa nella trama già densa di sfumature del concerto. Il programma è stato vario ed eterogeneo, un viaggio nel tempo. Dall’intensità evocativa di Evening Rise all’eleganza sospesa delle composizioni di Ola Gjeilo (The Rose e Days of Beauty) ed Eric Whitacre (This Marriage), per poi compiere un salto nel Rinascimento più brillante e spensierato. La frizzantezza di Il est bel et bon, il ritmo coinvolgente di Dindirindin e l’ironia di Je ne l’ose dire hanno strappato sorrisi e applausi. Non è mancato l’omaggio alla tradizione con L’ora della sera e Improvviso, la nostalgia senza tempo di Yesterday, fino alla leggerezza italiana con Però mi vuole bene del Quartetto Cetra e l’immancabile gran finale da trasferta: Domenica è sempre domenica… anche se era sabato! Prima dei saluti, a grande richiesta gli immancabil bis: An Irish Blessing, la nostra Ave Maria Zeneise e l’intramontabile Signore delle Cime. Finita l’adrenalina dell’ultimo accordo, c’era un solo problema: la fame. Dopo un intenso pomeriggio di camminate, caldo, prove e concerto, qualcuno iniziava seriamente a vedere miraggi culinari tra le palme degli Hanbury. Per fortuna il ristorante della serata si è rivelato all’altezza della situazione, con piatti abbondanti, gustosi e capaci di riportare rapidamente tutti alla realtà. Tra brindisi e risate abbiamo concluso nel migliore dei modi una giornata davvero speciale. Il rientro a Genova è stato un po’ più lungo del previsto. Ma, in fondo, chi va piano va sano e va lontano. Così, a notte ormai inoltrata, siamo tornati a casa con le gambe stanche, il cuore pieno e un’altra bellissima trasferta da aggiungere ai ricordi dei Ghost Notes. Perché, per dirla alla Bruno Barbieri, quando si viaggia e si canta con i Ghost Notes, l’esperienza vale decisamente il viaggio. Per noi il voto non può che essere un bel 10. Buona estate a tutti… e appuntamento alla prossima. Val Pusteria, stiamo arrivando!
